mercoledì 14 settembre 2016

Arrivano i nostri?


Khalifa Bin Zayed al Nahayan

Radio Stadio la dà per certa. Un’offerta che è difficile, se non alla fine impossibile rifiutare. Come quella per Alonso. Sul piatto dei della Valle sarebbero stati posti 180 milioni di euro, cash. A metterceli, Khalifa Bin Zayed al Nahayan, presidente degli Emirati Arabi Uniti con capitale Abu Dabhi, nonché proprietario della compagnia aerea di bandiera locale. Il cui nome a Firenze sta diventando leggenda.
Etihad. Come la Quinta armata del generale Clark. Arrivano, non arrivano, i nostri liberatori? E quando arrivano? Pare che l’ultima Linea Gotica da sfondare, l’ultimo fattore da valutare per rendere operativa l’operazione (ci si scusi il gioco di parole) sia la questione della fattibilità del nuovo stadio.
Tanta carne al fuoco da cuocere a puntino. A fronte di una stagione cominciata che più alla meno non si può. Diciamo la verità, qualcosa di fondato ci dev’essere. Al di là dei discorsi e delle giustificazioni degli attuali proprietari della Fiorentina e di tutta la stampa cittadina che adesso – come da diverso tempo – cerca di far combaciare la realtà con il mito secondo i dettami della filosofia platonica (ci perdoni il grande filosofo l’accostamento oggettivamente stridente), non ha senso cominciare appunto una stagione in un modo che pare tanto un 8 settembre addomesticato se l’obbiettivo finale non è quello di ritirarsi a Brindisi: vendere, andarsene, mollare, fare festa.
Non hanno voluto provarci, i Della Valle quando la Fiorentina era bene o male in testa alla classifica o a ridosso, la stagione scorsa. Che senso ha provarci adesso – a restare a tutti i costi, intendiamo – che la squadra è stata ridotta in condizioni tali che anche un Torino, una Sampdoria, un Sassuolo appaiono concorrenti temibili per una corsa dal sesto al decimo posto?
E’ una stagione impostata per concludersi in modo probabilmente complicato. Ciò ha senso soltanto in funzione di una exit strategy. L’offerta, dice appunto Radio Stadio, c’é. I Della Valle la stanno valutando. Ethiad, o chi per lei, sta valutando  nel frattempo l’opportunità di un investimento complessivo su stadio e infrastrutture (non dimentichiamo che l’area Mercafir, finora proposta all’uopo dal Comune, è a due passi dall’aeroporto di Peretola, su cui tra l’altro pendono pianificazioni e intenzioni di investimento pubbliche e private, per quanto tutte da verificare).
In attesa di verifiche, l’interrogativo si impone. Perché lo stadio a Della Valle no e ad Ethiad sì? Le considerazioni, se non le risposte, sono tante. Forse quattordici anni non sono passati senza lasciare il segno, come le rughe sui nostri volti di tifosi invecchiati, sulle posizioni di partenza dei Della Valle medesimi, in termini di amicizie perse e strategie andate a male. Quando fallì Cecchi Gori era ancora la Seconda Repubblica. Bastava un Mastella a catapultare degli imprenditori ancor giovani e tutto sommato ambiziosi nel gran mondo dell’alta finanza, della macroeconomia, della politica che conta.
Da lì in poi, lo scaltro Diego Della Valle fece lo stesso errore dello sprovveduto Cecchi Gori che aveva sostituito nel cuore dei fiorentini: si scelse i nemici come peggio non poteva. Berlusconi e Agnelli li puoi affrontare con qualche chance se dietro hai una Merkel, non un Mastella. Nel frattempo la Repubblica è diventata la Terza, e ti sei giocato anche quel Renzi che all’inizio era tutto pappa e ciccia e veniva a vedere le partite accanto a te con la stessa maglietta viola da ragazzini cresciuti.
Magari, ci può essere anche il fatto che lo sceicco, o per meglio dire il presidente di Ethiad, lo stadio se lo paga e con bigliettoni sonanti. Te invece, secondo lo stile del vecchio ex amico Moratti, volevi applicare la celebre formula “paga il pubblico, riscuote il privato”. L’imprenditoria italiana è questa, d’altronde. O sei proprietario anche del Comune, come la Juventus a Torino che comunque lo stadio l’ha costruito in tre anni o poco più, oppure devi mediare o trovare mediatori. E un bel giorno scopri che gli accordi presi con Domenici non valgono più con Renzi, e Nardella gioca a campana. Il partito è sempre lo stesso, ma il mondo è cambiato ed il vento pure.
I Della Valle non hanno più amici, questo è chiaro. Se basta un Cairo – non Murdoch - a portar loro via RCS, è segno che non è più il loro tempo. E’ il momento di fare i conti e venirne fuori. La politica li ha rigettati, la finanza pure, l’economia va avanti in Italia per logiche tutte sue e le scarpe – per quanto di lusso – non sono un bene primario, strategico.
E’ un nuovo anno zero, se non questo il prossimo. E’ un anno che è cominciato in salita, e che alla fine è auspicabile che veda la Fiorentina comunque con le ossa ancora intere. Altrimenti, come nel 2002, si finirà per vendere un cadavere, o un moribondo in agonia.
Il clima è di smobilitazione, lo può vedere e respirare chiunque. Ed una smobilitazione furbetta come quella di re Sciaboletta che scappa a Brindisi. La vendita di Alonso non si decide a un giorno dalla fine del calciomercato quando ormai è insostituibile, ma un mese prima. A meno che al buon Conte non sia stato prospettato proprio questo: te lo diamo, ma chiedicelo alla fine, se no dobbiamo sostituirlo, e già che ci siamo nel prezzo supervalutato mettiamoci pure la chiusura della vicenda Salah, che risparmiamo tempo, fegato e avvocati. A proposito, ci serve anche far pace con la Roma, che se non si faceva uccellare dal Porto domenica scorsa il buon Borja Valero era a  ripararsi dal nubifragio dell’Olimpico, anziché da quello di Marassi.
Intanto l’Europa League, quel torneo che Mario Cognigni ha definito inappetibile per la Fiorentina "perché costa”, è alle porte. Una prima notazione: la finale di questo torneo si giocherà il 24 maggio 2017 alla Friends Arena di Solna, Stoccolma, Svezia. Stadio i cui lavori – finanziati dalla Swedbank, la banca nazionale svedese – cominciarono il 7 dicembre 2009 e finirono il 27 ottobre 2012.
Viene da piangere. E speriamo che lo sceicco Bin Zayed non se ne accorga, delle nostre lacrime. E’ ancora in tempo semmai a ripensarci.

venerdì 9 settembre 2016

Solo per la maglia

Archiviata la festa dei novant’anni viola e tutto ciò che si è portata dietro, nonché la sosta per la Nazionale con i suoi quindici giorni forse provvidenziali per recuperare infortuni di gioco ed infortuni societari, si riparte con il campionato.
L’unica certezza in più è la terza maglia, e la promessa di ACF Fiorentina che verrà usata soltanto nelle trasferte UEFA, possibilmente a diverse centinaia di chilometri di distanza. Non è tanto quel colorino, che peraltro abbiamo già intravisto in passato su maglie accessorie. E’ la presa di coscienza che non vale nemmeno avere una proprietà che si picca di provenire dal mondo della moda. Voglio dire, non sai cos’è un terzino, né una prima punta, ma almeno il colore della maglia indovinamelo, visto che fai lo stilista di primo mestiere. Bastava prendere il rosso del Comune, non c’era bisogno di un concorso di idee. O di plagiare il Piacenza.
Dice che la Fiorentina negli ultimi tempi è diventata un incubo per il suo patron Diego Della valle. Di sicuro lo è diventato lui per tanti suoi tifosi. Nessuno è stato capace ancora di spiegare come ha fatto con tutte le plusvalenze degli ultimi tre anni ad andare sotto di 48 milioni. Che poi diventano 28 se si sommano le plusvalenze degli anni precedenti. Che poi vanno a zero se si vende Alonso, uno dei pochi difensori, o presunti tali, in forza a questa squadra. Il 30 agosto, casomai venisse voglia a qualcuno di sostituirlo. E così l’ultimo terzino di nome e di fatto che ha vestito il colore viola resta Christian Maggio, correva l’anno 2004, molti degli attuali abbonati al Franchi non avevano nemmeno l’età minima per fare la tessera del tifoso.
Dice che la cessione di Alonso è stata determinata da una offerta che non si può rifiutare. Dice che tre centrali fanno una difesa, e che pertanto non ci sono problemi. Dice tante cose. Speriamo, perché domani tanto per ricominciare si gioca a Genova, sponda rossoblu, quella per noi tradizionalmente più ostica. A partire da quel maggio 1978 in cui ci guardammo negli occhi con terrore fino a sei minuti dalla fine dell’ultima partita di campionato. Fino al gol di Scanziani andavamo in B tutte e due, viola e rossoblu, Antognoni e Pruzzo, Firenze e Genova. Alla fine, ci andarono solo loro. Amore tra loro e noi non c’è stato più, se mai prima c’era.
L’astio fu rinfocolato dai tre gol di Mutu nel 2009 che ci valsero l’accesso alla Champion’s al posto loro. Poi dai cinque gol di cui due di Rossi e due di Gomez che illusero noi e mortificarono loro, tre anni fa. Quando ancora era normale pagare un giocatore di calcio quanto vale, e non svenderlo al primo che passa “perché costa”. Certo che costa, è il centravanti della squadra campione del mondo.
Insomma, a Marassi nessuno ci ama. Poi c’è Perin, quello che quando vede viola è come il toro quando vede rosso (meno male che la terza maglia in campionato non vale): para tutto, anche le correnti d’aria. Le squadre, uomo più uomo meno, si equivalgono. La differenza può farla un gol preso o uno segnato, magari in entrambi i casi su prodezza individuale o su sciocchezza madornale. Siamo capaci di tutte e due.
La differenza è tra un avvio tranquillo, che ci porti a veleggiare senza troppi patemi nei prossimi sette – otto mesi verso quel sesto, alla peggio settimo posto che è l’obbiettivo dichiarato della società e del gruppo industriale che una volta vedevano il vivacchiare come il fumo negli occhi, e che poi a forza di male non fare paura non avere non ha fatto più niente, tanto per non sbagliare. Oppure un avvio drammatico, con pochi punti e tante polemiche. Con tante maglie e poca gente in grado di indossarle degnamente, a prescindere dal colore. Con i bilanci a posto, però, mica come il Real Madrid che ieri s’è preso una bella multa dall’UEFA e non potrà comprare giocatori l’anno prossimo! Restando con i soliti Bale, Morata, Ronaldo, Ramos, Kroos, Rodriguez! Poveracci, come faranno?
Le Coppe, malgrado questa suggestiva terza maglia, pare non siano tra i nostri obbiettivi. Hai visto mai, ci fosse da giocare una Supercoppa, e chissà dove. E allora, testa al campionato. Se passiamo lo scoglio Perin, e poi dopo quello Salah con la nemesi Roma, poi la nemesi Udinese, poi lo scoglio Milan, e poi la vendetta dell’ex con il Toro di Mihajlovic, siamo a posto.
Come cantava Carosone? Mo’ vene Natale, nun tengo denare, me leggo o’ ggiurnale, e me vado a cucca’.

Già, poi sarà di nuovo calciomercato. Per gli amanti del genere.

mercoledì 31 agosto 2016

La tribù del calcio



Nel suo celebre saggio del 1981 The Soccer Tribe, la Tribù del Calcio, il sociologo inglese Desmond Morris stabilisce l’altrettanto celebre paragone tra i comportamenti, i rituali e i miti degli appartenenti alle tifoserie del football moderno e quelli delle comunità tribali preistoriche o sopravvissute fino ai giorni nostri.
Gli individui umani, egli sostiene, “nel lungo cammino dell'evoluzione, si sono trasformati da cacciatori a calciatori, passando attraverso attività sempre meno sanguinarie. Oggi i calciatori sono i nuovi gladiatori e, in quanto tali, in ogni caso, eccitano il livello emozionale primordiale e ancestrale della folla. Non cambia però, per Morris, il significato di caccia rituale, in cui l'arma è la palla e la preda è la porta.
La folla della Curva non è un branco disorganizzato, ma un gruppo ben strutturato, i cui membri si riconoscono fra loro attraverso la comunicazione simbolica espressa dai loro abiti, dalle bandiere, dai cori, dalle liturgie, che, in una sorta di rito collettivo, sanciscono e rafforzano l'identità del branco dei tifosi. Ovviamente, Morris si riferisce, in genere, a quella parte della tifoseria che vive senza orizzonti di senso, nell'emarginazione sociale, per cui essi necessitano di una riaggregazione sociale, data proprio dall'appartenenza ad un gruppo sportivo, a dei colori specifici” (cfr. Wikipedia).
Non dovrebbe meravigliarmi dunque la reazione della tribù che si ritiene attaccata dal mio ultimo articolo, La brutta figura di Firenze. E infatti non lo fa. Insulti, minacce personali pubbliche e private dovevano essere messe in conto, e sono puntualmente arrivate ed arrivano ancora. Il branco, in genere, reagisce così.
Non mi sorprende più neanche, purtroppo, il fatto che i membri della tribù invochino a giustificazione la difesa del primato morale e culturale di Firenze. Che nel rivolgermi epiteti e accuse infamanti nonché, appunto, oscure e sanguinose minacce, si richiamino a quei Dante, Lorenzo il Magnifico, Machiavelli e compagnia bella di cui si sentirebbero gli epigoni. Salvo non riuscire a scrivere una frase intera di senso compiuto senza almeno un errore di ortografia o di grammatica, povero il mio Dante Alighieri. O commentare a proposito una sola riga di quelle che ho scritto, dando prova di averla almeno compresa.
Potrebbe farmi specie che a commentare il mio articolo siano solo energumeni ed energumene che si sentono in diritto tra l’altro oltre che di offendere e minacciare anche di scorrazzare in lungo e in largo nella mia privacy, nei miei profili in cerca di informazioni destinate a chissà quale rappresaglia? No, certo. Ma questo è l’aspetto più ovvio, e conseguente. Commentano quasi esclusivamente solo quelli della Tribù. Quelli che sono d’accordo con me (si trattava di rinviare le feste e le partite di qualche giorno, almeno una settimana, per rispetto a dei morti in modo atroce, non di tirare giù la statua del David da Piazza Signoria), che mi risultano non essere pochi, sono  tutte persone perbene, come tali naturalmente restie a impelagarsi in una rissa da cortile dai connotati aberranti. Come quelle scorribande da hooligans a cui Desmond Morris cercava di dare una spiegazione già nel 1981.
Per me è diverso, me la sono cercata. Criticare la Fiorentina a Firenze è come criticare la Santa Romana Chiesa ai tempi del Concilio di Trento. C’è il rogo, nulla più, nulla meno. O, per adeguarsi ai tempi, gente che mi vuole denunciare alla polizia postale, far chiudere il blog, denunciarmi ad un ordine dei giornalisti che non ha la minima competenza su di me (grazie a Dio), farmi licenziare (come se il mio datore di lavoro potesse aver da ridire di cosa faccio – a titolo assolutamente gratuito – nel mio tempo libero e a proposito di una materia assolutamente non di sua competenza, il campionato italiano di calcio). Oltre alle manate, naturalmente, che sono da sempre il rifugium peccatorum del volgo fiorentino. Tra i primati storici di questa città, non va dimenticato, c’è anche quello di essere stata una delle prime a dar vita alle squadracce fasciste. Certi vizi non si perdono neanche in tempi di repubblica.
Last but not least, non mi deve sorprendere nemmeno che personaggi che aspirano al ruolo di opinion leaders cittadini mi definiscano in trasmissioni radio compiacenti “bloggerista o pseudo-tale che attacca la città di Firenze”. Né che, in totale spregio della legge sulla stampa, nessuno di quella radio faccia una telefonata al sottoscritto almeno per sentire se ho qualcosa da ridire. La domanda semmai è, a questo punto, chi è lo pseudo?
Come dice Oliviero Beha, uno che pseudo non è mai stato, per commentare un articolo servono due cose: leggerlo, e capirlo.
Penso che non ci sia altro da aggiungere. Grazie a chi mi ha sostenuto o espresso solidarietà. A presto,
Simone Borri

giovedì 25 agosto 2016

Fermate il calcio, voglio scendere

Marisol aveva 18 mesi. Dormiva nel suo lettino nella casa di campagna dei suoi genitori, ad Arquata del Tronto (AP). La casa non c’è più, è un cumulo di macerie, è lei non ne è uscita viva, c’è rimasta sotto. La mamma Martina nell’aprile 2009 era una studentessa che frequentava l’Università dell’Aquila, quando il capoluogo abruzzese fu cancellato dalla faccia della terra, almeno per come ce lo ricordiamo tutti.
Una vita spesa a fuggire dal terremoto. Nel 2009 Martina fu fortunata, perché sopravvisse. Poté sposarsi e generare una figlia. Nel 2016, trasferitasi nelle Marche, ad Ascoli Piceno, la sua fortuna si è esaurita, il bonus è scaduto. Perché, ancora una volta, è sopravvissuta. A sua figlia di 18 mesi. Quando lei uscirà dall’ospedale, l’avranno già seppellita. 
C’è qualcosa di peggio per un genitore che morire. A Martina gli dei beffardi che sovrintendono fin dai tempi antichi svogliatamente alle umane cose hanno offerto appunto quel bonus, nel 2009. Sette anni dopo hanno presentato il conto.
E’ una delle tante storie raccolte sotto le macerie del Lazio e delle Marche. A un certo punto bisogna smettere di leggerle. Si chiude tutto, gola, stomaco, cervello. Si stringe il cuore. Si cerca dappertutto uno spiraglio di luce in questa tenebra. Ma la nostra esistenza di adesso non ne offre. La mente ritorna di continuo a Marisol, ed agli altri bimbi del terremoto.
Dice: la vita continua, che si deve fare?
No. La vita non continua, la vita può e deve fermarsi di fronte a tragedie come questa. Mentre i cani scavano e fiutano sotto le macerie, e ancora abbaiano d’improvviso per avvertire vigili del fuoco e volontari di Protezione Civile che hanno sentito un odore, un rumore, hanno visto spuntare una mano, un lembo di vestito, hanno sentito un respiro….. mentre succede tutto questo a pochi chilometri da noi, la vita deve fermarsi. Lo spettacolo non può continuare.
Il campionato di calcio non si fermò per il terremoto dell’Aquila. Né per quello dell’Emilia. Non si fermò per San Giuliano di Puglia, in Molise, dove le vittime erano tutti bambini della scuola elementare, e gli unici adulti a morire con loro furono le loro maestre. Non si è mai fermato il campionato di calcio. Ma stavolta deve farlo. Stavolta, the show must not go on.
Non si può andare avanti come nulla fosse. E’ una tragedia come altre che son successe a cadenza ormai regolare e ravvicinata. Le case di pietra crollano per effetto di terremoti 6.4 di scala Richter come tutte le altre. Solo che prima questo succedeva una volta al secolo (e non c’erano TV o giornali a raccontarlo), non una volta ogni quattro anni. Dicono gli opinion leaders che questo non è il momento di fare polemiche, e dunque non ne facciamo. Ma, aggiungiamo noi, non è neanche il momento di riempire gli stadi. Tanto più per festeggiare, come vorrebbero fare i tifosi della Fiorentina domenica prossima.
E’ una tragedia come altre, si diceva, ma a questo punto è più di una tragedia. E’ la certificazione, il simbolo del fatto che la nostra vita è diventata una tragedia continua. E allora bisogna, fermarsi, riflettere, e dedicare tempo ed energie a vedere se c’è ancora una via d’uscita, uno spiraglio per una salvezza del genere umano. La Fiorentina può aspettare, come qualunque altra squadra. Altrimenti siamo morti che camminano. E non ci meritiamo di essere sopravvissuti alla piccola Marisol. O di assistere al dolore della sua mamma, anche lei come noi, più di noi, sopravvissuta una volta di troppo.
Chi scrive ha provato a rivolgere un appello perché domenica il calcio si fermi. Con annesse feste e cotillons vari. Né la ACF Fiorentina né alcun altro ha risposto, non ne eravamo evidentemente degni. Tranne un paio di sostenitori del mantra che lo show che deve andare avanti, sempre e comunque. Poche idee, ma disarmanti.
Non abbiamo la pretesa di dire a nessuno cosa è giusto e cosa non è giusto. O forse sì, stavolta, di fronte a questo orrore, ce l’abbiamo. Ma lasciamo la scelta alla coscienza ed alla sensibilità di ognuno. Chi ha lo stomaco ed il cuore domenica di andare allo stadio, faccia pure. Si accomodi.

Noialtri restiamo con Marisol.

giovedì 18 agosto 2016

Auf Wiedersehen Stierkampfer *



Siamo una tifoseria unica al mondo. Trovatene un’altra che gioisce per le cessioni, piuttosto che per gli acquisti.
Mario Gomez Garcia non è più un giocatore della Fiorentina. Il Wolfsburg alla fine se l’è portato via, per 5 milioni di euro, di cui la metà spettano al Besiktas secondo gli accordi presi l’anno scorso con il club turco nella prima fase dal tentativo di sbolognamento del Torero, diventato improvvisamente ingombrante, inutile, insopportabile.
Siamo fatti così. A rileggere le cronache di tre anni fa, quando Supermario arrivò dal Bayern di Monaco pagato a peso d’oro, dovrebbe risaltare adesso evidente la sensazione di fallimento complessivo insita in questa vicenda. Siamo l’unica squadra al mondo che è riuscita a non far segnare Mario Gomez, mentre la Germania campione del mondo continua ad affidargli la maglia di centravanti titolare della Mannschaft.
Siamo riusciti a darlo via alla fine rimettendoci, e per di più dovendo fare a mezzo di questa rimessa con un terzo incomodo, che non solo con lui ha vinto un campionato nazionale (chissà cosa si prova, sensazione a noi ignota…..) facendogli segnare altre 26 reti in 33 partite (se le sogna Kalinic, anche nella prossima vita……ah, già, ma dice che il campionato turco a confronto al nostro è una cazzata…..), ma che l’ha fatto senza rimetterci una lira (turca) ed anzi mettendosi in cassa molti euro. Il 50 % dell’affarone made in Corvino & C.
Sostituti? Per ora, zero. C’è di che battersi la testa al muro, è dai tempi di Chiarugi sostituito con Sormani che non si fa una boiata del genere. Macché. Firenze in festa. Tra due giorni comincia un campionato per il quale siamo attrezzati in attacco con una punta e mezzo. E noi si fa festa.
Forse, e lo diciamo consapevoli di poter scatenare quella parte di Firenze che ogni giorno ringrazia Dio di non dover tornare a Gubbio, il problema della Fiorentina degli ultimi quattordici anni non è stato Mario Gomez, o chi per lui e prima di lui. Non sono stati nemmeno Vincenzo Montella e Paulo Sousa, gli unici due allenatori al mondo che non hanno saputo cosa farsene del bomber tedesco.
Il problema della Fiorentina si chiama Diego Della Valle. Per fare l’imprenditore in un determinato settore bisogna capirci qualcosa, in partenza. Il discorso è tutto lì.

(*Addio Torero)

Mario Gomez a Firenze. E' febbre viola!

 Ancora dall'album dei ricordi. Dei fallimenti viola.

15 luglio 2013



Mario Gomez è atterrato a Peretola alle ore 12,00 circa. E adesso la festa può finalmente cominciare. Allo stadio Franchi si prevede che per il bagno di folla atteso con gli ormai febbricitanti e fibrillanti tifosi fiorentini possa non bastare l’apertura della Maratona. Potrebbe rendersi necessaria anche la Curva Ferrovia. Preparate per l’occasione in prima battuta 200 magliette ufficiali con il nome del neoacquisto viola, molto probabile una ristampa a breve per rapido esaurimento delle scorte.
Il campione tedesco è stato nel frattempo prelevato a Peretola da una autovettura ufficiale messa a disposizione dalla società, con a bordo la nuova responsabile della Comunicazione di Viale Manfredo Fanti, Elena Turra. Per quello che è probabilmente nient’altro che un caso fortuito, atterrava negli stessi istanti all’aeroporto fiorentino il presidente del Palermo Maurizio Zamparini, che ha ribadito di essere giunto nel capoluogo toscano non per motivi legati al calcio, ma per una iniziativa che lo vedrà a fianco del sindaco Matteo Renzi. Rischiestogli di Ilicic, ha liquidato la questione con un lapidario “lo sanno tutti che l’anno prossimo giocherà qui”.
E’ febbre viola, ormai. E’ una pandemia, almeno per la città di Firenze, e di quelle per cui non esiste vaccino. In questo tourbillon scatenato dalla chiusura felice della trattativa per il centravanti del Bayern e della Germania, sta passando tutto in secondo piano, dal momento non felice che la città sta vivendo insieme al paese a cose per fortuna meno serie (ma neanche poi tanto, se chiedete a un qualsiasi fiorentino che si rispetti), come l’avvio del ritiro viola a Montecatini, la prima uscita ufficiale della nuova Fiorentina 2013-14 con otto gol rifilati alla squadra locale alcuni dei quali messi a segno da neoacquisti come Ambrosini, Yakovenko, Bakic e Wolski, le convocazioni per la seconda fase del ritiro a Moena tra cui spiccano almeno due assenze eccellenti: una – quella di Jovetic – è scontata, da un momento all’altro si attende la conferma che il montenegrino salirà sul primo aereo per Manchester, "medaglina e arrivederci" avrebbe detto un altro Mario che ci porteremo sempre nel cuore; l’altra – quella di David Pizarro – è abbastanza clamorosa, tutto sommato, e dolorosa, perché si tratta di perdere uno degli artefici della passata splendida stagione, molto difficile da sostituire, ma che evidentemente ormai ha una posizione non conciliabile (in termini di ingaggio, pare) con quella della Fiorentina.
Passano in secondo piano perfino le voci di mercato che si rincorrono, tutte clamorose e quindi nessuna ormai più clamorosa. Per sostituire Pizarro, la Fiorentina sarebbe sulle orme nientemeno che di Marco Verratti, gioiellino già del Pescara di Zeman e adesso del Paris Saint Germain dei petrodollari e della Nazionale di Prandelli. Il talento abruzzese avrebbe un contenzioso con la sua società attuale, roba di un paio di milioni di euro per il rinnovo del contratto, cose da niente per chi estrae il petrolio da terra. Oppure invece no, e se l’accordo non ci fosse dicono che la Fiorentina è pronta a farsi sotto, con il gradimento del giocatore già interpellato da Prade’.
In questa pazza (o forse finalmente normale, secondo i sogni dei fiorentini) estate viola, c’è posto per tutto, per Daniele De Rossi che alcuni vorrebbero finalmente in partenza da Roma, magari verso nord per fermarsi a soli 250 km di autostrada.
Jordy Clasie del Feyenoord sarebbe nel frattempo già stato bloccato dai viola in caso di rottura definitiva con Pizarro. Macia starebbe intanto rastrellando il suo paese d’origine, la Spagna, in cerca di altri affari. Non ci facciamo mancare nulla, non ci meravigliamo più di nulla. Prima o poi i piedi torneranno per terra, per ora sognare a ruota libera è troppo bello. E adesso tutti da Fanfani, e poi allo Stadio! Speriamo che il grande Nervi l’abbia progettato per durare a lungo, perché quest’anno dovrà tornare a reggere un bel peso.

Gomez!

Questo è quello che scrissi tre anni fa. Parlare di tristezza è il minimo. Di fallimento, è doveroso.

14 giugno 2013



Fiorentina scatenata. In un calciomercato che più che decollare stenta proprio ad iniziare, la società viola si è già messa in mostra con due colpi di tutto rispetto. Marcos Alonso Mendoza, promettente giovane difensore iberico preso dal Bolton Wanderers, Joaquin Sanchez Rodriguez, altro esterno offensivo ex promessa del calcio spagnolo arrivato dal Malaga, sono due colpi più che di rispetto per una squadra che intende confermare (e se possibile migliorare) gioco e risultati della passata stagione, con in più l’avventura dell’Europa League da vivere all’altezza del nome della società, sia rispetto al blasone passato che soprattutto a quello che si vorrebbe conseguire in futuro.
Ma negli ultimi giorni si è aggiunto qualcosa di nuovo, e potrebbe succedere qualcosa capace di ampliare improvvisamente orizzonti e programmi viola verso una dimensione tutta nuova, che finora a Firenze almeno nell’era Della valle si era potuta soltanto sognare. Nel pieno del tourbillon inevitabile prodotto dalla vicenda Jovetic e dal nuovo braccio di ferro con la pretendente rivale di sempre Juventus, la Fiorentina ha deciso di ribaltare il tavolo da gioco tirando fuori un asso di quelli che se calato con successo potrebbe in un colpo solo risolvere la vicenda del montenegrino, degli intricati rapporti con i Campioni d’Italia in carica e della ricerca di un attaccante che faccia fare il salto di qualità definitivo ad una squadra già dotata di un impianto di gioco notevole.
Sono giorni che a Firenze si rincorrono le voci circa un acquisto che nelle stagioni passate sarebbe stato considerato da Fantacalcio. Quello del centravanti del Bayern Monaco e della nazionale tedesca Mario Gomez. Un top player, uno di quelli che credevamo di dover vedere ormai soltanto alla televisione in occasione delle competizioni internazionali. Il ventottenne campione nato a Reidlingen, Baden Wurttenberg, da padre spagnolo e madre tedesca è alla fine della sua esperienza con i neocampioni d’Europa bavaresi. Teoricamente nel mirino di diverse prestigiose società europee, di fatto la valutazione del suo cartellino che si aggira tra i 16 ed i 18 milioni di euro (più ingaggio di altri 5 al giocatore) taglia le gambe alla maggior parte di esse. L’ultima cosa che era lecito aspettarsi era che si facesse sotto, con determinazione, proprio la Fiorentina.
A quanto pare, ci sarebbe già l’accordo con il giocatore, come la stessa Bild Zeitung (uno di quei quotidiani ai quali è d’obbligo premettere l’aggettivo "autorevole") ha ammesso nei giorni scorsi. Ci sarebbe anche l’accordo sulla valutazione tra Il Bayern (che aspetta l’arrivo del gioiellino Lewandowski da Dortmund) e i viola. Ci sarebbe poi la ridda di voci che sta sconquassando Firenze dalle fondamenta da circa una settimana, e che fanno sì che anche i commentatori più scettici si stiano lentamente convertendo ad un possibilismo tra l’incredulo e lo speranzoso. Da quelle che riportano di alcune stanze riservate per il prossimo fine settimana in un albergo prestigioso della zona sud di Firenze per ospiti altrettanto prestigiosi. A quelle che riportano invece dello staff di Clinica Medica a Careggi (quello che solitamente compie le visite mediche sui neoacquisti della Fiorentina) che è stato allertato d’urgenza sempre per il fine settimana. A quelle infine che riportano un Della Valle che ha dato l’ok ai propri uomini mercato di stringere per il campione tedesco, pur in mancanza di una definizione della pratica Jovetic. Anzi, forse proprio per quello.
A quanto pare gli imprenditori marchigiani che detengono la proprietà della Fiorentina hanno deciso di passare dalla fase dell’autofinanziamento stretto a quella dell’investimento scegliendo di puntare molto in alto. Investimenti così, del resto, si fanno soltanto per vincere. E’ lecito pensare che ormai a Casette d’Ete siano giunte tutte le rassicurazioni del caso circa la realizzazione dello stadio nuovo alla Mercafir, e che nello stesso tempo la recrudescenza della polemica a distanza con la proprietà della Juventus abbia spinto i fratelli Della Valle a giocare più duro. Non c’è solo la vicenda Berbatov da vendicare e far dimenticare, ormai lo scontro è a tutto campo e a una Juventus che cerca di portarsi via Jovetic sottocosto e che trova anche difficoltà a comprare sul mercato europeo, da parte loro non si perdona e non si sconta più nulla. Jovetic costa 30 milioni, può essere offerto al Bayern in contropartita per Gomez o ad una delle pretendenti inglesi che hanno manifestato interesse a proposito.
In ogni caso, in Viale Manfredo Fanti non si sta più ad aspettare la sorte. Sono attese novità importanti in questo fine settimana. La scaramanzia è d’obbligo, ma sognare al momento presente è più lecito che mai.